L'appello
WikiLeaks: aiutateci o moriamo
Il sito fondato da Julian Assange è stato sottoposto a un blocco economico che non ha precedenti nemmeno per le peggiori organizzazioni razziste. Un modo evidente per strangolarlo. La sua colpa? Aver rivelato troppe verità scomode. Ecco perché ora chiede un aiuto a tutti cittadini liberi del mondo
di Stefania Maurizi, “espresso.repubblica.it”
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Julian Assange
©Mark Condren, Irish Independent
Distruggere
WikiLeaks. Annientare l'organizzazione di Julian Assange. E' questo l'effetto
dell'embargo economico imposto dai giganti Visa, MasterCard, PayPal, Western Union,
Bank of America, che hanno bloccato tutte le donazioni al gruppo a partire dal
dicembre 2010, dieci giorni dopo che Assange ha iniziato a pubblicare i cablo
della diplomazia Usa.
Il grafico: Il crollo delle donazioni
Da undici mesi WikiLeaks vive con le riserve accumulate grazie a grandi scoop,
come il rilascio del video 'Collateral Murder'. Ora, però, i soldi stanno
finendo. "Il blocco finanziario ha distrutto il 95 percento dei nostri
fondi", spiega WikiLeaks a l'Espresso. E' per questo che oggi Julian
Assange dà il via a un'aggressiva campagna di raccolta fondi , che punta ad aggirare il blocco
economico dei giganti del credito, perché "abbiamo ancora migliaia di
documenti", come racconta nel video che 'l'Espresso' e 'la Repubblica', media
partner di WikiLeaks, pubblicano in esclusiva per l'Italia.
GUARDA IL VIDEO L'APPELLO DI ASSANGE
Un trattamento fuori dalle regole. Esiste da cinque anni, ma è esplosa
sulle scene internazionali nell'aprile del 2010, con la pubblicazione di ' Collateral Murder ', un video segreto del Pentagono in
cui si vedeva un elicottero americano Apache che a Baghdad sterminava civili
innocenti, tra cui due reporter dell'agenzia Reuters. Dopo quel rilascio,
niente è stato più come prima nella vita di WikiLeaks e del suo fondatore.
Assange e la sua banda hanno vissuto l'assedio dei reporter di tutto il mondo,
che bramano i database segreti su banche, eserciti, multinazionali e religioni.
Sono stati passati allo scanner dai media di tutto il globo. Hanno conosciuto
la furia del Pentagono. Gli attacchi dei falchi americani. Poi sono arrivate le
accuse di stupro contro Julian Assange, da parte di due donne svedesi, che
hanno sempre ammesso che i rapporti erano consensuali e la disputa era solo
sull'uso del preservativo. Eppure il fondatore di WikiLeaks è agli arresti
domiciliari in Inghilterra da 330 giorni, senza essere stato incriminato per
alcun reato: i magistrati di Stoccolma ne pretendono l'estradizione in Svezia
solo perché vogliono interrogarlo in merito ai fatti denunciati dalle due
ragazze. "Tu hai giocato fuori dalle regole", aveva detto a
quattr'occhi un diplomatico australiano a Julian Assange, subito dopo il
rilascio dei file sull'Afghanistan, "e riceverai un trattamento fuori
dalle regole". Il 'trattamento' è arrivato nella forma di una guerra
giocata su due fronti: una virulenta campagna di demonizzazione di Assange,
anima e meningi di WikiLeaks, e il blocco totale delle donazioni da parte di
Visa, MasterCard, Bank of America, PayPal e Western Union. Un vero e proprio
accerchiamento economico per impedire che l'organizzazione riesca a pagare i
tecnici che gestiscono i database dei documenti segreti e i server che
mantengono in piedi le infrastrutture informatiche. Ma sulla base di quali
presupposti legali i giganti del credito, da Visa a Bank of America, hanno
messo in piedi un embargo economico contro WikiLeaks?
Ku Klux Klan sì, WikiLeaks no. La goccia che ha fatto traboccare il vaso
è stata la pubblicazione dei 251.287 cablo della diplomazia Usa: uno tsunami
che ha investito l'intero pianeta, coinvolgendo 280 ambasciate e consolati e
rivelando talpe, scandali e giudizi impietosi sui governi di 180 Paesi. Dopo
quella mega-fuga di documenti segreti, Assange è stato bollato come "un
terrorista high-tech", dal vicepresidente Usa, Joe Biden. Sarah Palin ha
invitato a braccarlo come un operativo di Al Qaeda, mentre nei blog della
destra americana si invitava a "piantare una pallottola in testa a quel
figlio di puttana". Con il rilascio dei cablogrammi è cominciato l'embargo
economico da parte dei giganti del credito. Il primo a chiudere il rubinetto
dei soldi è stato PayPal: il sistema che permette di inviare e ricevere
pagamenti online. Stando a quanto rivelato dai giornalisti del quotidiano
inglese 'The Guardian', è bastata una lettera del Dipartimento di Stato di
Hillary Clinton a convincere PayPal a stoppare le donazioni a WikiLeaks. A quel
punto è scattato il boicottaggio generale: da Visa a Western Union. "Un
blocco finanziario che non ha alcuna legittimità", insiste WikiLeaks
" perché ad oggi siamo un'organizzazione perfettamente legale: nessuno dello
staff o dei volontari è stato incriminato per alcun reato". E, nonostante
le richieste di membri del Congresso, come Peter King, il Tesoro Usa ha
dichiarato pubblicamente che non ci sono i presupposti legali per inserire
WikiLeaks e Julian Assange in una blacklist e colpirli con delle sanzioni
economiche. Per questo il gruppo dell'australiano è ricorso alla Commissione
Europea contro Visa e MasterCard. "Entro il 15 novembre si saprà se la
Commissione aprirà formalmente un'indagine", racconta a l'Espresso Kristinn
Hranfsson, portavoce di WikiLeaks, che non nasconde la sua indignazione per il
fatto che con le carte di credito si possano comprare armi e fare donazioni a
gruppi razisti come il Klu Klux Klan, ma non a un'organizzazione legale e che
promuove la trasparenza dei governi, come WikiLeaks. Perfino l'Alto
Commissariato per i diritti umani dell'Onu ha espresso preoccupazione
sull'embargo alla creatura di Assange, eppure il boicottaggio va avanti.
Il complotto. A peggiorare la situazione è stato l'attacco dell'australiano
contro le banche.

Il giorno dopo la pubblicazione della prima ondata di cablo, il fondatore di
WikiLeaks ha dichiarato di aver documenti segreti così compromettenti in grado
di "tirare giù una o due grandi banche". Assange non ha fornito alcun
nome degli istituti di credito finiti nel suo mirino, ma incrociando le sue
affermazioni con precedenti interviste, tutti hanno guardato in una direzione:
la Bank of America: una delle più grandi degli Stati Uniti. Ad oggi, i
documenti sulle banche non sono stati rilasciati né è chiaro se mai lo saranno,
nel frattempo, però, sono emerse storie inquietanti, come quella di un piano
segreto contro WikiLeaks. A prepararlo è stata una piccola azienda americana
che offre sicurezza ai grandi colossi del business: la HBGary Federal. Il piano
è stato scoperto solo e soltanto perché è entrato in scena 'Anonymous',
un'organizzazione internazionale di hacker che, quando è scattato il
boicottaggio economico contro WikiLeaks, ha reagito attaccando i siti web delle
carte di credito Visa e MasterCard. Provocato dall'amministratore delegato
della HBGary Federal, che sulle colonne del 'Financial Times' si era vantato di
essere in grado di smascherare Anonymous, il gruppo hacker si è infilato nei
computer della HBGary, ha prelevato 71.800 mail interne e le ha sbattute in
rete in un formato tale che chiunque potesse leggerle e fare ricerche per
parole chiave, scoprendo gli affaracci dell'azienda. Tra le mail finite in rete
ce ne sono anche due della polizia italiana. Dai messaggi di posta elettronica
è emerso che HBGary aveva preparato un piano anti-WikiLeaks, che prevedeva una
vera e propria guerra sporca contro l'organizzazione e i suoi sostenitori,
inviando falsi documenti segreti per delegittimarla, colpendo i giornalisti
amici e individuando e minacciando chi si azzardava a fare donazioni. Chi ha
commissionato quel piano? La Bank of America ha immediatamente preso le
distanze da HBGary Federal e dai suoi servizietti, quindi il mandante rimane
avvolto nel mistero. Mentre Assange, dopo 11 mesi, combatte contro l'embargo
economico che sta cercando di distruggerlo.
WikiLeaks needs you. E' questo lo slogan della campagna lanciata oggi.
WikiLeaks ha bisogno di te. In attesa che la Commissione Europea si pronunci
sul ricorso contro Visa e MasterCard, per il quale si prevedono tempi lunghi,
l'organizzazione ha individuato altre strade per ricevere donazioni. Il futuro
di WikiLeaks, ora, è nelle nostre mani.
Come donare a WikiLeaks
Assegni e bonifici bancari sui conti di WikiLeaks in Islanda, Germania e
Australia Tutte le informazioni sui conti bancari e gli indirizzi sono
disponibili qui: http://wikileaks.org/support
Carte di credito e PayPal: almeno per ora, il blocco delle carte di
credito e di PayPal colpisce l'attività primaria di WikiLeaks (la pubblicazione
di documenti), ma non le attività secondarie. Con carte di credito e PayPal,
quindi, si possono ancora acquistare tutti gli articoli promozionali
(magliette, adesivi, cappelli) che vanno a finanziare WikiLeaks.
Il sito ufficiale da cui fare acquisti è il seguente: http://wikileaks.spreadshirt.com/
Telefoni cellulari
Con sistemi come boxPay è possibile fare donazioni attraverso un sms
Con sistemi anonimi come Bitcoin o i voucher CashU
Per informazioni: http://wikileaks.org/support